A Rotterdam una spettacolare e avvincente mostra retrospettiva dello stilista e profumiere di fama internazionale Thierry Mugler
Thierry Mugler: Couturissime
ROTTERDAM – Kunsthal Rotterdam Westzeedjik 341 3015 AA Rotterdam – Paesi Bassi
Fino al 8 marzo 2020
Couturissime: la prima mostra al mondo su Thierry Mugler
Il Kunsthal Rotterdam è la prima location in Europa, dove presentata una spettacolare mostra retrospettiva dedicata al lavoro del produttore francese Thierry Mugler.
Si tratta di una mostra itinerante, inaugurata e prodotta dal Montreal Museum of Modern Art, che dopo Rotterdam viaggerà in tutto il mondo
Thierry Mugler (Strasburgo 21 dicembre 1948) è un artista sorprendente – visionario, stilista, regista, fotografo e profumiere.
Il suo stile architettonico, attento in particolare alla figura femminile di cui egli esalta le curve e le sue sagome audaci sono una forma di New Look che gli ha conquistato un posto nella storia della moda.
La mostra presenta oltre 150 abiti del periodo tra il 1977 e il 2014, molti dei quali vengono esposti per la prima volta.
L’effetto emotivo della mostra è arricchito poi dalla presenza di centinaia di opere dei più grandi fotografi di moda contemporanei, come Guy Bourdin, David LaChapelle, Helmut Newton e altri.
Inoltre, sono in mostra molti accessori e costumi di scena, clip e video, documenti di archivio e schizzi mai stati mostrati prima.
‘Thierry Mugler: Couturissime’ segue la carriera di questo eccezionale spirito creativo che porta una rivoluzione nella moda con il suo stile futuristico.
La mostra offre ai visitatori l’opportunità di addentrarsi nell’immaginazione unica di Mugler, dove si alternano perfezionismo, prestigio simile a Hollywood, sogni, creature esotiche, erotismo e fantascienza.
Vengono anche spiegate scelte audaci, come l’uso in alta moda di materiali innovativi come metallo, pelliccia sintetica, vinile e lattice.
Linee eleganti, spalle da supereroe e vita in vita per vestire un sublime, sensuale e potente donna che subisce una continua metamorfosi.
Retrospettiva a Milano di Filippo de Pisis, il pittore che ha attraversato i movimenti del Novecento lasciando la propria impronta senza mai concedersi a nessuna corrente artistica
De Pisis
MILANO – Museo del Novecento Piazza Duomo 8 Milano
Fino al 1° marzo 2020
Il Museo del Novecento a Milano è la principale esposizione permanente di opere rappresentative dei più importanti movimenti artistici del XX secolo.
Il Museo, nel palazzo dell’Arengario e in parte dell’adiacente Palazzo Reale, possiede oltre 4000 straordinarie opere di arte italiana del ‘900.
Sono esposte normalmente circa 400 opere.
Inoltre, il Museo propone mostre temporanee che sono il risultato di un ricco programma di indagine condotta sui movimenti e sulle figure più significativi della storia dell’arte del Novecento italiano.
Fino al 1° marzo è aperta la più ampia retrospettiva milanese degli ultimi 50 anni di Filippo de Pisis (Ferrara 1896 –Milano 1956)
De Pisis viaggiò molto, da Ferrara a Milano, Roma, Venezia, Parigi, Londra ricavando ovunque suggestioni pittoriche.
Fu poeta e pittore dal talento versatile, una figura senza confronti nelle vicende artistiche del Novecento italiano.
Ha attraversato i movimenti pittorici lasciando la propria impronta senza mai concedersi interamente a nessuna corrente artistica.
In mostra oltre 90 dipinti che presentano l’essenza della sua narrazione:
i suoi ritratti capaci di penetrare la personalità delle figure descritte
vedute cittadine rese vivaci dalla leggerezza del segno e dei colori
ariose visioni di montagne
seducenti fantasie marine
particolari combinazioni di nature morte.
Il suo lavoro viene illustrato in modo cronologico, dagli esordi del 1916, in cui risuona l’eco dell’incontro con la pittura metafisica di de Chirico, fino al periodo drammatico dei lunghi ricoveri nella clinica psichiatrica di Villa Fiorita all’inizio degli anni Cinquanta
Ingresso singolo Open 14 €
Biglietto a data aperta valido dal giorno dopo l’acquisto.
Valido fino al 21 Febbraio 2020
Ingresso Singolo Intero 12 €
Ingresso Singolo Ridotto 10 €
Visitatori dai 14 ai 26 anni; visitatori con più di 65 anni; portatori di handicap; soci Touring Club con tessera; soci FAI con tessera; possessori di biglietti dell’iniziativa “Lunedì Musei”; possessori biglietto TreNord con destinazione Milano; possessori carta Trenord Io Viaggio; possessori Abbonamento Card Musei Lombardia; militari; forze dell’ordine non in servizio; insegnanti; possessori biglietto Museo del Novecento acquistato nella stessa giornata; possessori biglietto mostra de Chirico a Palazzo Reale, Milano.
Ingresso Singolo Ridotto Speciale 6 €
Bambini dai 6 ai 14 anni; Dipendenti Comune di Milano con badge nominale (un solo eventuale accompagnatore al seguito 10 €); volontari Servizio Civile operanti presso il Comune di Milano con tesserino; giornalisti con tesserino ODG con bollino dell’anno in corso non accreditati.
Ingresso Libero
Minori fino ai 6 anni compiuti; un accompagnatore per disabile che presenti necessità; giornalisti con tesserino ODG per servizio previa accredito (non si procede con l’accreditare la stampa il sabato, la domenica e nei giorni festivi); tesserati ICOM; guide turistiche munite di tesserino di abilitazione; dipendenti della Soprintendenza ai Beni Paesaggistici e Architettonici di Milano; componenti commissione vigilanza e vigili del fuoco (previa esibizione di tessera non nominativa).
Ingresso Speciale Famiglia
Adulto 10 € (uno o due adulti)
Bambini 4 € (dai 6 ai 14 anni)
Speciale 2 x 1 Frecce Trenitalia
I possessori di Cartafreccia e/o i possessori di biglietto delle Frecce con cui si è raggiunto Milano (con un massimo di cinque giorni prima la data di ingresso) pagando un ingresso intero avranno diritto a un biglietto omaggio per un eventuale accompagnatore valido per l’ingresso immediato in mostra.
Gruppi 10 €
Gruppi di almeno 15 persone (massimo 25)
Gratuità 1 accompagnatore a gruppo
Gruppi Touring Club o FAI 6 €
Gruppi organizzati direttamente dal Touring Club o dal FAI
Gratuità per 1 accompagnatore e 1 guida per gruppo
Microfonaggio obbligatorio e incluso nel prezzo (non si applica la prevendita).
Scuole 6 €
Gruppi di studenti di ogni ordine e grado
Gratuità per 2 accompagnatori a gruppo
Microfonaggio obbligatorio e incluso nel prezzo.
Tre artisti con stile e linguaggio diversi, ma i cui lavori rivelano inaspettate vicinanza poetiche
Horn – Etienne-Martin – Lohaus in mostra a Parigi
PARIGI – Galerie Bernard Bouche
123 Rue Vieille du Temple, 75003 Paris, Francia
Fino al 20 dicembre 2019
Rebecca Horn, Belle du vent, 2003. Volcanic Stone, crystal rock, base : 43 x 27 x 16 cm
Bernard Bouche ha aperto la sua galleria a Parigi nel 1994.
Da allora, la galleria mira a essere riconosciuta come un luogo che mostra opere contemporanee e concettuali di alta qualità.
Il programma di esposizioni della galleria ha un’enfasi speciale sull’arte internazionale e sulla riscoperta di personaggi storici.
Fino al 20 dicembre Horn – Etienne-Martin – Lohaus in mostra a Parigi.
Tre artisti con stile e linguaggio diversi, ma i cui lavori rivelano inaspettate vicinanza poetiche.
Bernd Lohaus (1940-2010) è stato uno scultore, pittore e disegnatore tedesco. Egli utilizza materiali potenti e densi come il legno azzurrato, con cui realizza a una combinazione di forme sobrie, massicce e scultoree.
A volte appaiono iscrizioni in gesso, un vocabolario linguistico che inserisce nelle opere un senso di fragilità astratta.
Etienne-Martin (1913-1995) è uno dei maggiori artisti francesi della seconda metà del XX secolo. Fu uno dei protagonisti della sezione “Mitologie individuali” alla Documenta V di Kassel del 1972.
Ha vissuto le avanguardie europee della prima metà del Novecento con spirito libero e indipendente. Da sognatore di materia e forma.
Le sue opere sono qualcosa che va oltre alla semplice scultura.
Rebecca Horn (1940) è un’artista tedesca ancora ribelle alla soglia degli ottant’anni. L’esperienza personale di un anno reclusa in sanatorio l’ha portata a concentrare la sua attenzione su sculture legate al corpo.
E’ famosa soprattutto per le sue estensioni corporali, opere che consistono in prolungamenti di parti del corpo.
Le sue sculture sono quindi figure animate o motorizzate in cui il corpo si trasforma in creatura affascinante.
Orari:
Da martedì a sabato dalle ore 14.00 alle ore 19.00
Domenica e lunedì chiuso
In mostra frammenti di una storia recente, trasformati in manufatti illusori di una realtà alternativa
Lu Lei: Wander Giant
SHANGHAI – ShangArt
No.2555-10 Longteng Avenue, Xuhui District
Shanghai 200232
Fino al 29 dicembre 2019
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Fondata nel 1996, la ShanghART Gallery è una delle prime gallerie d’arte contemporanea fondata in Cina.
Ha aperto spazi espositivi a Shanghai, Pechino e Singapore.
Dalla sua fondazione ShanghART ha continuato a dedicarsi allo sviluppo dell’arte contemporanea in Cina.
Dal 2008 ShanghArt ha aperto anche La ShangART Videotheque, che si è velocemente sviluppata e comprende oggi circa 600 opere di video arte contemporanea.
Inoltre, nella zona ovest di Shanghai, ha aperto al pubblico la ShanhanART Library con numerosi libri d’arte e cataloghi che sono stati raccolti nel corso delle attività della ShanghART Gallery.
Fino al 29 dicembre la galleria ospita la mostra personale di Lu Lei “Wander Giant”.
E’ la prima mostra dell’artista cinese a Shanghai con opere recenti degli ultimi quattro anni.
Lu Lei (1972) si è laureato presso il Dipartimento di Scultura della China Academy of Art nel 1998 e vive e lavora a Pechino.
I suoi progetti di lavoro, meticolosamente elaborati, mettono a confronto i progetti utopici della Cina di metà secolo e le sue opere spesso incorporano materiali e riferimenti di quell’epoca passata anche se non ha esperienza diretta della Cina maoista.
Lu Lei usa infatti frammenti di una storia recente, ma nelle sue mani diventano manufatti illusori di una realtà alternativa.
I dipinti ad acquerello forniscono invece una bozza per la realizzazione delle sue istallazioni.
La mostra fa parte del progetto Wonder Giant che Lu Lei ha pianificato per anni.
Utilizzando la narrazione testuale come tentativo, l’artista raffigura una “fantasia di giganti erranti”, attraverso cinque sculture e installazioni.
Orari:
Da martedì a domenica dalle ore 11.00 alle ore 18.00
Ha Chong-Hyun in mostra con la serie Conjounction alla Galleria Cardi di Milano
Ha Chong-Hyun in mostra a Milano
MILANO – Galleria Cardi
Corso Di Porta Nuova, 38
Fino al 20 dicembre 2019
Ha Chong-Hyun “Conjunction”. Foto di installazioni
La Galleria Cardi è stata fondata a Milano nel 1972 da Renato Cardi.
Fin dalla fine degli anni Sessanta Renato Cardi aveva iniziato a raccogliere opere di alcuni autori allora sconosciuti o quasi, quali Cy Twombly, Lucio Fontana, Piero Manzoni, Pistoletto avviando una collezione che si estendeva dall’Arte Povera allo Spazialismo.
Sensibilità, gusto, intuizioni artistiche e competenza specialistica dell’arte che passano nel 1972 alla Galleria che può oggi vantare anche una sede a Londra.
La Cardi Gallery presenta ora una mostra personale di opere di uno degli artisti più acclamati della Corea, Ha Chong-Hyun.
Ha Chong-Hyun è un artista coreano noto per il suo approccio innovativo alla pittura e per essere stato un membro di spicco dello stile coreano di pittura astratta noto come Dansaekhwa.
Tradotto approssimativamente come “pittura monocromatica”, Dansaekhwa si riferisce al lavoro di un gruppo di artisti coreani vagamente affiliati – tra cui Lee Ufan, Park Seo-Bo e Yun Hyong-keun – che negli anni ’70 ha aperto la strada a un’estetica che enfatizza il processo, la tattilità e la superficie.
Le opere di Ha sono anche segnate dal suo uso di materiali economici e quotidiani, una caratteristica che ha condiviso con molti dei suoi contemporanei che lavorano nella Corea del dopoguerra.
La valutazione positiva della sua opera viene anche dal prestigio delle sedi che hanno ospitato sue mostre tra le quali: Museo Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea, Gwacheon (2012); Gyeongnam Art Museum, Changwon (2004); e Fondazione Mudima, Milano (2003).
Ha Chong-Hyun in mostra a Milano con nuovi e recenti lavori della sua serie Conjunction nei quali utilizza non solo la sua palette di colori neutrali e blu scuro, ma anche ricche tonalità di blu, rosso e nero.
Orari:
Da lunedì a venerdì dalle ore 10.00 alle ore 19.00
Sabato dalle ore 11.00 alle ore 18.00
Domenica chiuso
Larry Gagosian ha aperto la sua prima galleria a Los Angeles nel 1980, specializzata in arte moderna e contemporanea.
In trent’anni la Gagosian Gallery si è evoluta in una rete globale con sedici spazi espositivi a New York, Los Angeles, San Francisco, Londra, Parigi, Roma, Atene, Ginevra e Hong Kong.
Fino al 21 dicembre la galleria ospita una mostra personale di Richard Serra (San Francisco, 2 novembre 1939) performer, scultore e videoartista statunitense, conosciuto per il fatto di creare opere d’arte con fogli di metallo.
Richard Serra vive e lavora a New York e nella North Fork di Long Island; ha frequentato l’Università della California, Santa Barbara, laureandosi con una laurea in letteratura inglese.
La sua formazione artistica deriva quindi dagli studi di pittura alla Yale University, New Haven, nel Connecticut.
Ha iniziato a esibirsi con Leo Castelli nel 1968 e la sua prima mostra personale a New York si è tenuta presso il Leo Castelli Warehouse l’anno successivo.
La sua prima personale in una istituzione pubblica, si tenne invece al Pasadena Art Museum, California, nel 1970.
Richard Serra: Forged Rounds. Quattro nuove opere della serie Round che riempiono così l’intera galleria della West 24th Street.
Ogni scultura in acciaio forgiato è composta da più elementi da 50 tonnellate di diversi diametri e altezze.
L’altra galleria newyorkese di Gagosian, quella di 980 Madison Avenue ospita invece contemporaneamente, sempre di Serra, disegni, trittici e dittici.
In collaborazione con Antology Film Archives, invece, durante il periodo della mostra e precisamente dal 17 al 19 ottobre, saranno proiettati film e video proiettati per la prima volta tutti assieme.
Orari:
Da lunedì a sabato dalle ore 10.00 alle ore 18.00
Domenica chiuso
Gyula Halász, in arte Brassaï, nato a Braşov nel 1899 e morto nel 1984, è stato un fotografo ungherese, naturalizzato francese, entrato a far parte della storia della fotografia del XX secolo.
Oggi è al centro di una straordinaria mostra al Foam di Amsterdam.
Conosciuto per le sue iconiche immagini in bianco e nero che descrivono gli aspetti più grintosi della vita parigina negli anni ’30, Brassaï ha anche documentato l’alta società , gli intellettuali e gli artisti a lui contemporanei.
Fondamentale fu nella sua crescita artistica l’esperienza come fotogiornalista presso la rivista Minotauro rivista d’avanguardia ispirata alle idee del Surrealismo dove si affermò presto come ritrattista ufficiale degli artisti ad essa legati, da Breton a Giacometti a Picasso e molti altri ancora.
Inoltre i più importanti testi surrealisti, quelli di Breton in particolare, sono stati illustrati da fotografie di Brassaï.
Nella sua lunga carriere Brassaï si confronta con le diverse espressioni artistiche del fotografo, che vanno dalle foto ai disegni di nudo femminile.
Organizzate in 12 temi, le opere riflettono l’occhio unico di Brassaï e l’interesse per la diversità, offrendo uno sguardo intimo sulla città dell’amore e della sua gente.
Egli realizzò innumerevoli immagini iconiche della vita parigina negli anni Trenta.
Era noto per le sue immagini notturne della città, ma fotografò anche l’alta società, il balletto, l’opera, gli artisti e gli intellettuali .
BRASSAÏ in mostra al FOAM con oltre 170 stampe vintage, riviste originali, libri, disegni e una scultura, la mostra a Foam è un inno alla preziosa eredità di questo straordinario fotografo.
Orari:
Lunedì, mercoledì, sabato e domenica dalle ore 10.00 alle ore 18.00
Giovedì e venerdì dalla ore 10.00 alle ore 21.00
L’importanza della presenza femminile nell’arte dagli anni Settanta, raccontata con oltre 200 opere di 73 artiste donne
FEMINISMS!
BARCELLONA – Centro di Cultura Contemporanea (CCCB)
Montalegre, 5 – 08001 Barcellona
Fino all’1 dicembre 2019
FEMINISMS! Photo courtesy of Centre de Culture Contemporánia de Barcelona
L’esposizione “Feminisms!” di Barcellona rappresenta una interessante azione di valorizzazione del lavoro di ideazione, preparazione e allestimento di mostre dall’elevato valore sociale.
Essa infatti riunisce due distinte azioni: The Feminism Avant-Garde of the 1970s. Lavori dalla collezione VERBUND di Vienna e “Choreographies of Gender”.
Il risultato è quindi una esposizione che, attraverso cinema, fotografia, perfomance e video, mette in luce l’importanza della presenza femminile nell’arte dagli anni Settanta.
Questo è raccontato attraverso oltre 200 opere di 73 artiste donne come Cindy Sherman, Helena Almeida, Ana Mendieta, Judy Chicago, VALIE EXPORT, Birgit Jürgenssen, Ketty La Rocca, ORLAN, Gina Pane, Martha Rosler e Martha Wilson.
Opere che aiutano a mettere in relazione il femminismo radicale degli anni Settanta e le varie forme di femminismo di oggi.
Gli anni Settanta segnarono infatti una svolta nel movimento femminista.
Una nuova generazione era salita sul palcoscenico pubblico, girando il mondo e scuotendo l’ordine simbolico stabilito mediante nuove e particolari pratiche e rappresentazioni culturali.
L’arte risultante fu rivoluzionaria, sia per l’uso di linguaggi e forme, sia per la sua sfida ai retaggi di genere, con l’affermazione così del diritto delle donne di decidere sui loro corpi.
Per mezzo dei linguaggi e delle tecniche proprie delle più moderne rappresentazioni artistiche, queste donne hanno quindi demolito i repressivi vincoli culturali e sociali del tempo, nonché i meccanismi e gli automatismi dell’oppressione delle donne.
Per la prima volta nella storia dell’arte, le donne impegnate nel mondo dell’arte hanno iniziato, come gruppo, a prendere l’iniziativa nella “rappresentazione delle donne” creando una pluralità di identità femminili che hanno determinato il loro ruolo come prima non s’era mai fatto.
Orari:
Dal martedì alla domenica e festivi 11.00 – 20.00
Lunedì non festivi chiuso
Fino all’1 dicembre, una esposizione di 132 fotografie in bianco e nero di Fred W. McDarrah in mostra
The Voice of the Village: Fred W. McDarrah Photographs
NEW YORK – Museum of the city of New York
1220 Fifth Avenue
Fino all’1 dicembre 2019
Bob Dylan, left, with Karen Dalton and Fred Neil at Cafe Wha?, shortly after Mr. Dylan moved to New York. The image is included in the new book “Fred W. McDarrah: New York Scenes.”Credit…The Estate of Fred W. McDarrah and Steven Kasher Gallery, New York
La mostra The Voice of the Village: Fred W. McDarrah Photographs esamina New York City attraverso l’obiettivo del fotografo Fred W. McDarrah cronista visivo curioso, informato e infaticabile.
McDarrah (New York 1926 – New York 2007) è diventato famoso per aver documentato il fenomeno culturale noto come Beat Generation sin dagli inizi degli anni ’50.
Iniziò quindi a fotografare artisti, scrittori, musicisti e attori che frequentavano i bar e le caffetterie, le gallerie d’arte e le caffetterie del Greenwich Village.
Questo non perché gli fosse stato assegnato, ma perché voleva invece documentare ciò che chiamava “La comunità più colorata di persone interessanti, luoghi affascinanti e idee dinamiche”.
Egli ha creato poi un archivio enciclopedico di cultura e politica per il settimanale The Village Voice; dai battiti degli anni ’50 alla controcultura degli anni ’60 alla rivolta di Stonewall e ai principali eventi politici dei primi anni ’70.
L’esposizione
La mostra presenta quindi immagini di icone culturali come Allen Ginsberg e Bob Dylan, con un’attenzione particolare poi all’agitazione per i diritti civili e le manifestazioni contro la guerra del Vietnam.
Una esposizione di 132 fotografie in bianco e nero sono appese a pareti colorate in una serie di sale al terzo piano del museo.
Le immagini sono state scattate tra la metà degli anni ’50 e il 1970 e sono divise in varie sezioni tematiche.
Tra queste si hanno: Strade, The Artist’s World, The Folk Scene (con giornali in vetrina), The Beats (con giornali in vetrina e clip audio selezionate sugli altoparlanti).
Ci sono poi: Warhol e Pop Art (con giornali in vetrina), Politica, La guerra in Vietnam (con giornali in vetrina), Rock and Roll, Movimenti di liberazione.
La Maison Européenne de la Photographie è un importante centro per l’arte fotografica contemporanea situato nel cuore di Parigi.
Il centro, aperto nel 1996, comprende: uno spazio espositivo permanente con una collezione con migliaia tra fotografie e video; una grande biblioteca, con 30 mila libri e 400 periodici sulla fotografia; un auditorium per conferenze e proiezioni; una videoteca, con circa 750 film sulla fotografia; una libreria specializzata e sale per esposizioni temporanee.
Fino al 17 novembre la Maison ospita una retrospettiva della fotografa Anglo-marocchina Hassan Hajjaj a Parigi: 100 opere che coprono gli ultimi 30 anni di lavoro.
Nata nel 1961 in Marocco, si stabilisce a Londra nel 1973, dove vive; da allora lavora tra i due paesi.
Si dedica alla decorazione e alla creazione di club e caffè alla moda.
È qui che il suo gusto per il design e il suo stile specifico la fanno conoscere a livello internazionale, anche grazie all’inserimento nelle sue fotografie di oggetti di consumo acquistati nel suo paese natale.
La mostra mette a fuoco i temi principali che stanno alla base del lavoro di Hassan Hajjaj.
In particolare il suo interesse per il mondo della moda e le sue contraddizioni; il suo atteggiamento critico e disinibito nei confronti della società dei consumi; gli interrogativi sulla tradizione e sull’identità, inclusa la sua visione personale sull’uso del velo.
La mostra presenta anche una serie di fotografie inedite in bianco e nero.
Ritratti, scatti di gruppo ripresi per strada, che riportano a una dimensione più intima delle persone raffigurate: tutti elementi che contrastano formalmente con i precedenti set colorati.
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