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L'Art Brut in mostra

L’Art Brut: termine usato per la prima volta dall’artista francese Jean Dubuffet per indicare le produzioni artistiche realizzate da non professionisti

 

L’Art Brut in mostra

 

L'Art Brut in mostra e Jean Dubuffet
Jean Dubuffet
Temps Mêlés, 1979
Richard Gray Gallery
Painting
Acrylic on paper mounted on canvas with 10 collaged elements
69.8 × 109.2 Size (cm)
27.5 × 43.0 Size (in)

 

L’Istituto Costante Gris di Mogliano Veneto

Era una domenica di giugno, credo l’ultima domenica del mese, e l’Istituto Costante Gris di Mogliano Veneto mi aveva invitato alla festa annuale dell’Istituto.

L’Istituto, fondato dall’Ing. Costante Gris il 26 novembre 1882 con la denominazione “Società Italiana di Patronato per i pellagrosi”, alla morte del fondatore nel 1925 prese il nome di “Istituto Costante Gris”.

Inizialmente lo scopo era di dare ricovero, mantenimento ed assistenza alla popolazione contadina sofferente della pellagra (carenza di vitamina b presente negli alimenti – verdura latte e cereali) mediante iniziative di cura e assistenza non solo residenziali sostenute da un sistema di rette a carico di proprietari terrieri, Comuni e Province.

Nel tempo le attenzioni e le attività dell’istituto si ampliarono con l’assistenza alle persone disagiate, alla popolazione infantile specializzandosi nella cura dei malati di mente non solo per effetto della malnutrizione dovuta alla pellagra ma anche per la cura delle emergenti devianze sociali.

Per dare spazi a queste persone dall’interno dell’Istituto si è costruita una cittadella con laboratori di vario genere ove gli ospiti potevano svolgere attività di panificio, ferro battuto, sartoria, coltivazione e orti, agricoltura, allevamento del bestiame, oggettistica, economia domestica, pittura, musica, canto, stamperia, vasellame ed altri oggetti in creta.

Scomparsa la pellagra l’Istituto ospita solo persone con carenze mentali.

 

Una domenica di scoperte: aspettando l’Art Brut in mostra

Erano le 10 in punto quando ho varcato il cancello dell’Istituto per assistere alla festa; c’era un gran movimento con ospiti, parenti e visitatori vestiti a festa.

Appena entrato una ragazza mi accoglie invitandomi a seguirla nella grande sala convegni dove si sarebbe tenuta la cerimonia di inaugurazione ufficiale della festa.

Come tutti dovetti sorbirmi la “sofferenza” dei soliti discorsi istituzionali.

Chiusi in una sala, soffocati da un caldo afoso arrivato all’improvviso dopo una primavera fredda e piovosa, bisognava digerire un numero incredibile di saluti, auspici, riflessioni sui cui contenuti difficilmente l’attenzione riesce a soffermarsi.

Non ricordo nulla di quell’ora di “sauna” accompagnata dal suono monotono della voce delle autorità intervenute. Ma ho resistito perché forte era la curiosità su quello che gli ospiti del Gris avevano preparato per rendere piacevole la giornata a parenti e visitatori.

Si erano divisi i compiti e con grande professionalità i più vivaci, in preferenza donne, si erano distinti con magliette nere su cui svettava la scritta STAFF, giallo canarino.
Il loro compito era quello di prendersi cura di noi”esterni” e guidarci nei diversi luoghi in cui si era articolata l’offerta della giornata.

 

Le proposte dell’Istituto

C’era chi ti accompagnava a visitare i servizi speciali dell’Istituto presentati dal personale specializzato, dal Centro idroterapico con piscina, alla palestra attrezzata, ai locali di accoglimento dei servizi socio sanitari e delle associazioni solidaristiche del territorio.

Altri ti accompagnavano a visitare la serra attrezzata e l’area verde riservata ad orto. C’erano poi i laboratori ove venivano realizzati piccoli lavori artigianali presentati con grande entusiasmo dagli autori stessi.

Io ero impaziente perché ero curioso di vedere l’Art Brut in mostra: opere “grezze” di artisti non professionisti in una esposizione pubblicizzata nell’invito e la cui inaugurazione era prevista alle ore 12.30, orario calcolato per permettere agli “esterni” di visitare prima tutti i servizi dell’Istituto.

Arrivano finalmente le ore 12.30 e gli interessati, non eravamo in molti a dir il vero, ci presentiamo alla porta della sala della mostra, attraversata da un gran nastro tricolore. Oddio, penso, altri saluti istituzionali. In realtà, dopo un breve saluto del Presidente dell’Istituto prende la parola un critico d’arte di cui non ricordo il nome il quale parla di ART BRUT.

 

La scoperta dell’Art Brut

Era la prima volta che sentivo parlare di questo movimento artistico. Vengo così a sapere che il termine ART BRUT, che può essere tradotto in italiano in arte spontanea, arte grezza, fu usato per la prima volta dall’artista francese Jean Dubuffet per indicare le produzioni artistiche realizzate da non professionisti.

Egli fu il primo a riconoscere la qualità artistica di creazioni spontanee e autodidatte, da lui scoperte negli ospedali psichiatrici e in prigione o presso outsider della società.

Dal 1945 egli aveva cominciato a raccogliere opere di questo tipo creando una grande collezione che nel 1971 fu donata alla città di Losanna che da allora, con il Museo dedicato Collection de l’Art Brut, è diventata il centro mondiale delle espressioni artistiche alternative.

Il critico ci preparava a leggere la mostra degli ospiti dell’Istituto Gris, non come il risultato di una “curiosa attività” ma come vere e proprie espressioni artistiche: opere realizzate da artisti autodidatti, che vivono un’esperienza di vita diversa, quasi in un mondo parallelo, rintanati in uno spirito ribelle e impermeabile alle norme collettive; artisti che lavorano, usano pennelli, spatole, mani e quant’altro per coprire le tele con immagini, figure, colori senza alcuna preoccupazione per la critica o per il giudizio degli altri.

Non sono condizionati dalle influenze della tradizione artistica né da regole d’arte accademiche, sono liberi di esprimere quello che sentono in quel momento per loro stessi, senza bisogno di riconoscimenti.

Nelle loro opere si coglie l’immediatezza dell’umanità, vista con lenti molto particolari e personali.

 

L’Art Brut in mostra: il fascino di opere libere da vincoli, canoni, regole

A quel punto il desiderio di entrare e di vedere era tale che quasi avrei preso io la forbice per tagliare il nastro che impediva l’ingresso in sala. Non servì perché appena il critico finì il suo intervento una ragazza, con papillon variopinto e baschetto in testa, ha consegnato il vassoio con la forbice al Presidente che velocemente ha tagliato il nastro permettendo a tutti di entrare.

Un trionfo di forme e colori, disegni che ricordano l’arte primitiva, costruzioni che fanno pensare ad opere di artisti quali l’americano Jean Michel Basquiat che era solito dire “Non ascolto ciò che dicono i critici d’arte. Non conosco nessuno che ha bisogno di un critico per capire cos’è l’arte.”

Credo di non aver mai visto una mostra d’arte con tanto tempo dedicato alla lettura di ogni singolo quadro: andavo alla ricerca della creatività e dell’immaginario di ciascun autore, cercando di cogliere i nodi tematici di ognuno: il tema della paura, i rapporti di genere o il legame misterioso che unisce l’infanzia alla catastrofe, i sogni che fanno entrare a contatto con altri mondi, sono tutti temi che noi affrontiamo quotidianamente ma che soffochiamo o esprimiamo con un certo pudore e che invece gli artisti del Gris, svincolati da ogni logica, da ogni ragione, sanno illustrare con grande forza espressiva, naturalmente senza offrire spiegazioni, ma gettandovi un fascio di luce che le illumina e che ne consente un approccio del tutto nuovo.

Pensavo di andare solo ad una festa. Ho avuto invece la fortuna di vivere un’esperienza formativa nel mondo dell’arte che mai mi sarei aspettato.

L’Art Brut in mostra, colori e sentimenti che ti catturano e ti coinvolgono, regalandoti una esperienza unica ed emozionante.

 

 

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